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Wednesday, 28/06/2017

Un 'oncochip' per mappare le alterazioni genomiche dei tumori e scegliere la cura più adatta
Se c'è una caratteristica che accomuna tutte le grandi innovazioni è la loro indisponibilità immediata per la grande massa di persone che più ne avrebbero bisogno. Accade di continuo in medicina. Basti pensare ai nuovi farmaci: più evoluti, più efficaci e sicuri ma spesso troppo costosi per poter essere accessibili a tutti. Così l'innovazione resta una bella teoria a disposizione di una ristretta elite e nei sogni dei più che non possono permettersela. Ma ora per i pazienti oncologici la storia potrebbe cambiare grazie ad un 'onco-chip' in grado di individuare con precisione e rapidità - a basso costo - le alterazioni dei geni del cancro e curare meglio, tramite l'impiego di nuovi farmaci molecolari, i pazienti oncologici. E' la promessa di Acc Genomics, progetto che promette di portare nel nostro Paese l'innovazione direttamente al letto del paziente. L'iniziativa, finanziata dal Ministero della Salute e realizzata da Alleanza Contro il Cancro, è stata presentata in una conferenza stampa alla presenza del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. L'analisi delle alterazioni genomiche. Cosa porta di nuovo questo microchip? Attualmente solo pochi geni - delle centinaia alterate - vengono comunemente analizzati e non tutti i pazienti accedono a queste analisi. L'utilizzo delle tecnologie di nuova generazione (NGS - Next Generation Sequencing) consentirà di effettuare un sequenziamento rapido - a costi contenuti e su larga scala - del genoma utile all'identificazione della migliore strategia terapeutica per ogni paziente. "Con questo progetto" ha spiegato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin "anche la ricerca e la diagnosi diventano personalizzate e sarà così possibile davvero scegliere le terapie mirate. Nessun paese ha un programma del genere ed inoltre tengo a sottolineare che è nato in una regione del Sud, la Sicilia, a dimostrazione del fatto che l'innovazione non ha confini ma si sviluppa ovunque ci sia una buona amminisrazione". In pratica, grazie ad una piattaforma tecnologica complessa e in rete sarà possibile fare una sequenziazione del genoma estesa a tutti i pazienti oncologici: "Oggi questa possibilità è offerta solo ai pazienti degli Stati Uniti e di qualche paese europeo che hanno una buona assicurazione sanitaria mentre con questo progetto vogliamo allargare a tutti i malati italiani la diagnosi personalizzata" ha spiegato Ruggero De Maria, presidente di ACC. Il progetto. Per centrare gli obiettivi di quest'ambizioso percorso, Alleanza contro il Cancro ha attivato i Working Group composti da esperti medici e ricercatori che guideranno, per ogni singola neoplasia, la sperimentazione dei nuovi farmaci molecolari. "L'obiettivo di Alleanza Contro il Cancro è portare l'innovazione tecnologica al servizio dei pazienti oncologici, in particolare di quei 175 mila che ogni anno, in Italia, muoiono di cancro" ha spiegato De Maria. "La ricerca di base ha donato progressi molto importanti che avrebbero dovuto rivoluzionare l'approccio alla diagnosi e alla terapia; tuttavia - ha sostenuto De Maria - il trasferimento di queste innovazioni alla pratica clinica si è spesso rivelato costoso e piuttosto lento. Abbiamo pertanto ideato, con il Ministero della Salute, un progetto capace di far recuperare questo gap tecnologico portando l'innovazione della genomica nella routine clinica. I pazienti italiani, al pari pochi di altri nel mondo, potranno così avere una completa caratterizzazione dei tumori tale da poter essere curati meglio e con farmaci più mirati". La genomica diventa accessibile. Insomma, ACC Genomics è un progetto di ricerca clinica che traduce in intervento terapeutico le più avanzate conoscenze sulla biologia e la genomica dei tumori. "Con questo progetto gli Irccs oncologici italiani assicureranno ad ogni paziente il trattamento più adeguato alle alterazioni molecolari della propria malattia" ha dichiarato Mauro Biffoni, direttore del Dipartimento di Oncologia e Medicina molecolare dell'Istituto Superiore di Sanità. "Partecipando a questo importante progetto, l'Istituto Superiore di Sanità conferma il suo ruolo di supporto ad un Sistema Sanitario Nazionale che, pur nelle difficoltà contingenti, assicura a tutti l'accesso alle terapie più avanzate per la cura di gravi malattie". Insomma, l'oncochip renderà possibile una diagnosi personalizzata che rappresenta la condizione indispensabile per poter realmente prescrivere una terapia personalizzata e quindi efficace per quello specifico paziente: "Ogni alterazione genomica" ha chiarito Pier Giuseppe Pelicci, direttore scientifico di ACC "ha il suo farmaco. La nostra idea è quella di collegare il genoma del paziente a tutte le informazioni genomiche disponibili nel mondo per offrire così l'innovazione a tutti". Gli ospedali che partecipano. La piattaforma di sequenziamento sarà dapprima validata negli Irccs associati ad Alleanza Contro il Cancro e nei centri collegati della Sicilia partendo dal tumore al polmone (prima causa di morte tra le neoplasie). Si proseguirà poi con tutte le altre forme tumorali e il progetto sarà esteso agli altri ospedali tramite le reti regionali e in collaborazione con le società scientifiche. "Alleanza Contro il Cancro è la prima rete di Irccs costituita per generare sinergie nella ricerca sul cancro. Il progetto si caratterizza per il notevole valore aggiunto che potrà fornire all'intera oncologia italiana" ha dichiarato Giovanni Leonardi, direttore generale della Ricerca e Innovazione del Ministero della Salute. "Proprio per la sua valenza, si stanno coagulando attorno ad ACC altre realtà come, ad esempio, il policlinico Gemelli di Roma e i policlinici di Palermo e Catania, col contributo della Regione Sicilia. Il Ministero della Salute ha finanziato ACC Genomics destinando parte dei fondi della ricerca per dotare gli Ospedali della rete di apparecchiature per l'analisi genomica, e per l'acquisto dei reagenti il progetto di screening dei tumori del polmone". La tabella di marcia. Il primo studio di fattibilità, che prevede la sequenza del genoma di 1.000 tumori del polmone inizierà a ottobre. "Attualmente" ha ribadito De Maria "solo il 10% dei pazienti con tumore del polmone hanno la possibilità di ottenere una diagnosi così precisa del genoma, ma grazie a questa piattaforma riusciremo a dare questa possibilità al 97% dei pazienti per i quali sarà possibile rivelare il loro esatto bersaglio da colpire con una terapia mirata". Nel 2018 lo screening sarà esteso ad altri tumori, utilizzando un nuovo approccio in cui è programmata la concomitante analisi dei geni responsabili del rischio genetico di tumore. "Dopo il polmone" ha proseguito De Maria "estenderemo il programma ai tumori per i quali c'è già la rimborsabilità per i test molecolari come quello del colon e del melanoma per poi andare avanto con il tumore della mammella e dell'ovaio". Le sequenze genomiche saranno eseguite inizialmente in dieci Irccs associati ACC con l'obiettivo di estenderle ai 21 oncologici della rete coprendo così l'intero territorio nazionale. "Ogni paziente diventerà un progetto di ricerca a sé: il suo genoma, infatti, sarà incrociato in tempo reale con le informazioni cliniche e scientifiche disponibili nel mondo, con l'obiettivo di usare tutte le conoscenze emergenti per ottimizzarne la terapia" ha spiegato Pelicci. "Costruiremo una sorta di internet dei genomi, dove il genoma di ogni paziente sarà collegato a tutta la conoscenza disponibile e contribuirà a sua volta ad accrescere la conoscenza per il paziente successivo".
Fonte
repubblica.it

Tuesday, 20/06/2017

Torino, pazienti con polsi e caviglie legati ai letti: blitz dei Nas al "Giovanni Bosco" dopo un esp
Al sesto piano del San Giovanni Bosco stasera sono arrivati i carabinieri dei Nas. La ragione dei controlli è un esposto presentato dal presidente dell'associazione Adelina Graziani, Riccardo Ruà, per denunciare che nel reparto di medicina due anziani sono stati tenuti a letto con polsi e caviglie legate. All'apparenza entrambi erano sedati. L'associazione chiede se il trattamento sia previsto dai protocollo di cura, se i famigliari abbiano dato il consenso e quali soluzioni si prospettino per questi pazienti. Si tratta di due persone per le quali le misure sono "assolutamente raccomandabili", spiega il direttore dell'Asl Torino unica Massimo Veglio: "In un caso si tratta di un uomo di 94 anni, affetto da demenza, che ha da tempo comportamenti molto aggressivi anche nei confronti degli operatori. La decisione è stata concordata con la famiglia. Quando i parenti sono presenti il paziente non ha i polsi legati. Il secondo caso è quello di un uomo, totalmente abbandonato dai familiari che non lo seguono, e che più volte ha cercato di buttarsi dal letto. Le conseguenze per lui potrebbero essere gravi".
Fonte
torino.repubblica.it

Thursday, 29/06/2017

La nutrizionista: «Respiriani? Senza mangiare mettono a rischio la salute di tutti»
Che non si viva di sola aria non è un detto bensì una realtà scientificamente provata. A metterla in discussione sono in questi giorni Akahi Ricardo, 36, e Camila Castello, 34, che vivono tra l'Ecuador e la California, dove tengono corsi di «respirianesimo», ovvero insegnano, raccontando la loro esperienza, come «nutrirsi della sola energia sprigionata dall'universo». «Mangiamo occasionalmente se per esempio siamo in compagnia di altre persone o se semplicemente vogliamo assaggiare un frutto», hanno spiegato al Daily Mail, dopo aver dichiarato di non aver assunto cibo per tre anni. Non sono i primi a predicare questo stile di vita che si ricollega principalmente all'ascetismo orientale, tra le più note sostenitrici della nutrizione pranica ci sono l'australiana Ellen Grave e la tedesca Teresa Neumann ma è bene sottolineare che si tratta di casi ancora in osservazione e per cui non sono state prodotti rilevanze scientifiche di nessun tipo. «Per la sopravvivenza è necessario alimentarsi e bere acqua», ribadisce la dottoressa Rosa Lenoci, presidente ABNI, Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani. «Queste fantomatiche realtà sono da prendere con le pinze ma sono soprattutto molto pericolose per gli adolescenti, per le personalità di tipo anoressico o con disturbi alimentari». Prima di abbracciare questa pratica estrema Ricardo e sua moglie erano vegetariani, poi hanno scelto di mangiare solo frutta, fino ad eliminarla dopo un viaggio in Sud America nel 2008. «L'evoluzione umana ci dice tutto il contrario - continua la dottoressa Lenoci - l'uomo si è evoluto quando si è allontanato da un regime vegetariano e ha iniziato a mangiare la carne. Questa è biologia, è scientificamente dimostrato tutto ciò. Il nostro cervello si è sviluppato quando l'alimentazione si è arricchita di alimenti animali. Basta sapere che da Lucy la nostra antenata, un ramo è andato verso l'homo sapiens ed è quello che ha cominciato a diversificare l'alimentazione mentre l'altro si è estinto, ed era quello delle scimmie antropomorfe ruminanti, si nutrivano di radici. Quindi ribadisco che se ogni tanto c'è un santone o un mistico che prova questa esperienza non deve fare scuola perché lancia messaggi molto pericolosi». Anche in gravidanza, Camila, non avrebbe ingerito cibo per più di cinque volte nell'arco dei nove mesi di gestazione. «È assurdo - aggiunge la dottoressa Lenoci - ciò che lei dice non fa testo, un'esperienza di questo tipo deve essere documentata scientificamente. Non si può credere a quello che si dice. Una situazione gravidica è ancora più delicata quindi quest'affermazione è ancora più grave. Sappiamo bene come nascono i bambini nei posti dove c'è la fame nel mondo, soffrono di malnutrizione, hanno gravi problematiche legate proprio alla carenza di alimenti. Basti pensare quanto è importante per esempio l'acido folico, tanto che vien fatto assumere per prevenire la spina bifida, o la vitamina b12 che si trova solo in alimenti di tipo animale». Camila e suo marito oggi si alimentano mangiando frutta e brodo vegetale tre volte a settimana. «C'è chi controlla il respiro, il battito cardiaco con la meditazione ma questa è un'altra storia e soprattutto non è una pratica che si può fare per tutta la vita. Chi si dedica tutto il giorno alla meditazione è evidente che ha meno esigenze caloriche di una persona che va in ufficio tutte le mattine. Noi siamo onnivori, gli alimenti vanno consumati tutti in giuste quantità, la cosa importante è riuscire a tornare al cibo naturale piuttosto che a quello industriale. Tuttavia ogni scelta estrema è da condannare perché mette a rischio la salute della comunità intera.
Fonte
vanityfair.it
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