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Monday, 31/07/2017

Leucemia, funziona il trapianto di midollo da genitori incompatibili
Il trapianto di midollo da genitori, che mai sono completamente compatibili con i figli, in bimbi con leucemie e tumori del sangue ha dimostrato di offrire le stesse probabilità di guarigione del trapianto da donatore compatibile. E' il risultato di un'innovativa tecnica di manipolazione delle cellule staminali sviluppata dall'Ospedale Bambino Gesù di Roma, già applicata a immunodeficienze e malattie genetiche e allargata ora a leucemie pediatriche. Per gli esperti, la scoperta rappresenta "un'occasione di guarigione definitiva per centinaia di bambini in Italia e nel mondo". I risultati, definiti "eccezionali" dai ricercatori, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Blood e rilanciati dalla Società americana di Ematologia. "Cura definitiva probabile al 70%" - Anche in assenza di un donatore completamente compatibile, la tecnica rende dunque possibile il trapianto di midollo da uno dei due genitori con percentuali di guarigione sovrapponibili a quelle ottenute utilizzando un donatore perfettamente idoneo. In particolare, la procedura di trattamento cellulare è stata applicata a 80 pazienti con leucemie acute resistenti o con ricadute e la probabilità di cura definitiva per questi bimbi "è superiore al 70%"
Fonte
tgcom24.mediaset.it

Wednesday, 26/07/2017

Aborto non riuscito, a Milano fa causa all'ospedale: "Duecentomila euro di danni e assegno mensile"
Una donna che va in ospedale per abortire. L'intervento per l'interruzione della gravidanza che viene eseguito in maniera apparentemente regolare. La scoperta tramite il test, poco più di un mese dopo, che la gravidanza è ancora in atto. La decisione finale della paziente di far crescere il feto dentro di sé e far nascere il bimbo. È la vicenda di una donna di 34 anni, che parte nell'aprile del 2013 e arriva oggi nelle aule del tribunale civile con una richiesta di risarcimento danni di oltre 200mila euro nei confronti dell'ospedale San Paolo. La signora, tramite l'avvocato Vincenzo Lepre, contesta all'azienda ospedaliera e al ginecologo che ha eseguito l'operazione la responsabilità professionale. E chiede il risarcimento dei danni provocati "dall'errore del medico" che ha condizionato la vita successiva della donna, e anche un assegno mensile per il mantenimento del bambino, che oggi ha quattro anni. La signora decide di non volere un bambino appena capisce di essere rimasta incinta: è affetta da oltre dieci anni da una grave malattia, il morbo di Crohn, che metterebbe a rischio la sua salute e quella del figlio. In più, ha un lavoro precario e la sua situazione economica non è buona, anche perché il padre non intende riconoscere il piccolo. Quando si accorge di essere incinta nonostante l'operazione, è scioccata. Torna al pronto soccorso del San Paolo, dove le viene confermata la gravidanza, con la rassicurazione però che si può rimediare all'errore. La paziente rimane convinta della sua decisione, ma di fronte allo sviluppo del feto, ormai di sedici settimane, e alla prospettiva di un nuovo intervento particolarmente invasivo, decide di non abortire. Così nel dicembre del 2013, il bambino nasce con parto cesareo. Ma dopo la gravidanza, scrive l'avvocato Lepre nell'atto di citazione contro il San Paolo, le condizioni di salute della madre si aggravano. Con "una invalidità che - nel maggio del 2014 - è arrivata al 50 per cento, e una riduzione della capacità lavorativa passata dal 34 al 73 per cento". Inoltre, "la nascita del bimbo ha posto la parte attrice in notevoli difficoltà finanziarie in ordine all'obbligo di allevare e mantenere il figlio". Con un lavoro a tempo determinato e part-time nel 2013, la signora è oggi disoccupata, con un atto di intimazione di sfratto per morosità per i mesi immediatamente precedenti e successivi alla nascita. Per questo, la paziente chiede ora al San Paolo e al ginecologo dell'ospedale il "risarcimento dei danni connessi al fallimento dell'interruzione della gravidanza" nella misura di 211mila euro, ma anche "un assegno mensile per il mantenimento del bimbo fino al raggiungimento dell'indipendenza economica". In questi mesi, un tentativo di accordo coi legali della clinica non è andato a buon fine. "L'Azienda - commenta la direzione dell'ospedale - ritiene corretto il comportamento dei suoi professionisti e si rimette alla valutazione degli atti da parte delle autorità competenti".
Fonte
milano.repubblica.it

Friday, 18/08/2017

Spinaci e avocado, la coppia miracolosa per il tuo cervello
Se siete in cerca di un alimento che possa essere salutare anche per il cervello e le funzioni cognitive, la risposta potrebbe trovarsi negli spinaci e nell'avocado. A suggerirlo è un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign (Usa), pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Aging Neuroscience. Nello studio si mostra come la presenza in spinaci e avocado di una sostanza chiamata luteina possa fare 'miracoli' per le abilità e le funzioni di pensiero complessivo, rendendo anche il cervello delle persone di mezza età attivo come quello dei giovani. In più questi due vegetali forniscono altri elementi fondamentali per il buon funzionamento dell'organismo come vitamine, Sali minerali, proteine e altre sostanze nutritive. Insomma, una coppia che non dovrebbe mai mancare nella propria dieta. La 'magica' luteina Un po' come per la vitamina D, anche la luteina è una sostanza nutritiva che il corpo umano non può produrre da sé. Questa sostanza è sintetizzata quasi esclusivamente dalle piante. Per questo motivo è necessario assumerle per poterne beneficare. In particolare, la luteina si trova in grandi quantità nelle verdure a foglia verde, tra cui appunto spinaci e avocado. Ma la troviamo peraltro anche in cavoli, carote, mais, prezzemolo, broccoli. Nel mondo animale, fa eccezione l'uovo - che anch'esso ne contiene una discreta quantità. Nota per essere benefica per la vista e la pelle, il carotenoide luteina ancora non si sapeva potesse avere un effetto salutare per il cervello. Cosa scoperta proprio con questo nuovo studio. Sono altresì note le sue proprietà antiossidanti e contro l'invecchiamento in generale. Infine, è fondamentale in gravidanza, poiché concorre al corretto sviluppo dell'apparato visivo del feto. Fa bene al cervello Per dimostrare che la luteina fa anche bene al cervello, i ricercatori statunitensi hanno coinvolto 60 adulti di età compresa tra i 25 e i 45 anni. L'analisi delle funzioni cognitive ha permesso agli autori di scoprire che le persone di mezza età con livelli superiori di luteina avevano risposte neurali trovate essere più in linea con individui più giovani piuttosto che con i loro coetanei. In pratica il loro cervello era più giovane. «Quando le persone invecchiano - spiega la dott.ssa Anne Walk, autrice principale dello studio - sperimentano un declino [cognitivo] tipico, ma la ricerca ha dimostrato che questo processo può iniziare prima del previsto. Puoi anche iniziare a vedere alcune differenze già a 30 anni». Protegge dal declino cognitivo Il ruolo della dieta nella salute delle persone è ormai ampiamente dimostrato, e questo ruolo permane tutta la vita. La stessa che avviene nell'organismo coinvolge anche il cervello. «Vogliamo capire - ha aggiunto Walk - come la dieta influenza la cognizione per tutta la durata della vita. Se la luteina può proteggere contro il declino, dobbiamo incoraggiare le persone a consumare cibi ricchi di luteina a un certo punto della loro vita, quando si ha il massimo beneficio». Lo studio Per valutare i livelli di luteina presenti nell'organismo dei partecipanti allo studio, i ricercatori hanno analizzato quelli presenti negli occhi, dove questa sostanza si accumula. Questo ha permesso di eseguire dei test non invasivi ma affidabili. Durante i test cognitivi, ai partecipanti è stata misurata l'attività neurale nel cervello per mezzo di elettrodi fissati sul cuoio capelluto. Si è così scoperto che i soggetti con più alti livelli di luteina avevano risposte e funzioni cognitive pari a coloro che erano anche di vent'anni più giovani, rispetto ai loro coetanei che avevano meno presenza di luteina negli occhi - e dunque nell'organismo. In definitiva, i ricercatori ritengono che le persone dovrebbe seguire una dieta che fornisca le giuste quantità di questa utile sostanza.
Fonte
diariodelweb.it
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