image slider by WOWSlider.com v8.7.1m

Thursday, 16/06/2016

Trapianti, aumentati gli interventi nel 2015: in crescita i donatori di fegato over 90
Nel 2015 si è registrato in Italia un sensibile aumento di donazioni e trapianti di organi. E' quanto emerge da un report realizzato dal Centro nazionale trapianti e pubblicato sul sito del ministero della Salute. Con oltre 3.300 interventi effettuati, il 2015 conferma il trend positivo già registrato nel 2014, che vede le Regioni del Nord Italia come le più "generose". Sono però ancora oltre 9mila le persone in attesa di un organo. I dati mostrano inoltre una decisa crescita di donatori di fegato ultranovantenni. I dati - Secondo il rapporto, nel 2015 i trapianti sono stati 3.326, contro i 3.250 del 2014 e i 3.089 del 2013. Ad aumentare sono anche le donazioni, che sono state 1.489 rispetto alle 1.443 del 2014 e alle 1.350 del 2013. La crescita riguarda soprattutto le operazioni effettuate da vivente: le persone che, da vive, hanno donato un rene sono state 301, 23 quelle che si sono fatte prelevare parte del fegato, mentre 1.165 sono state le donazioni da cadavere (nel 2014 erano state rispettivamente 251, 18 e 1.174). Donatori di fegato over 90 - Gran parte dei donatori che si sono fatti asportare parte del fegato sono ultranovantenni. Una pratica tradizionalmente considerata "di frontiera" e relativa a casi isolati, ma che recentemente è invece diventata una routine clinica, in grado di garantire la disponibilità di un numero maggiore di donatori per far fronte alle liste di attesa. A sottolinearlo è uno studio pubblicato sulla rivista Transplantation e realizzato dal gruppo dell'Unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell'Aou di Pisa, dove negli ultimi 10 anni la percentuale di donatori con più di 80 anni è passata dal 6 al 30%. Donazione libera - "Il trapianto da vivente - ha spiegato il presidente del Cnt, Alessandro Nanni Costa - si può fare solo in caso di legame genetico, legale o affettivo. Ma è possibile effettuare anche la donazione samaritana, cioè assolutamente svincolata da qualsiasi legame ma sempre libera, gratuita e consapevole, di cui in Italia abbiamo avuto finora solo un caso. E' una cosa importantissima perché gli organi sono in migliori condizioni". In attesa di un organo - Resta alto il numero delle persone in attesa di un trapianto. Al 31 dicembre 2015 erano 9.070, tre quarti delle quali in lista per ricevere un rene, per il quale si attendono in media tre anni, due invece per il fegato, 2,8 per il cuore, oltre tre per il pancreas. Fa ben sperare però il sempre maggior numero di Comuni italiani, ad oggi circa 500, che stanno per recepire la direttiva ministeriale del luglio 2015 che permette di indicare, sulla carta d'identità, la disponibilità del cittadino a donare gli organi in caso di decesso. Le Regioni più (e meno) "generose" - Con 273 donatori la Lombardia si conferma la regione più "generosa". A seguire, con 180 donatori, la Toscana, quindi Emilia Romagna (135) e Veneto (128). Solo 20 casi in Calabria, 27 in Abruzzo, 36 in Sardegna, 47 nelle Marche, 50 in Puglia e Sicilia. Una differenza, ha osservato Nanni Costa, "dettata da una maggiore efficienza delle strutture del Nord nella capacità di identificare la condizione di morte accertata con criteri neurologici, passo necessario per l'espianto". Le Regioni del Sud sono anche quelle in cui si registrano più spesso le opposizioni al prelievo degli organi. Il diritto previsto per i familiari cui spetti il compito di prendere la decisione dell'espianto, è esercitato a livello nazionale nel 30,5% dei casi, in calo dello 0,5% rispetto al 2014.
Fonte
tgcom24.mediaset.it

Saturday, 11/06/2016

Sanità, sempre più italiani rinunciano a curarsi
Peggio di due anni fa. La maggioranza degli italiani in modo trasversale a territori e gruppi sociali e» convinta che il Servizio sanitario della propria regione sia peggiorato negli ultimi due anni (e» il 45,1% degli italiani a pensarlo, +2,4% rispetto al 2015). E nelle regioni meridionali questo peggioramento riguarda strutture e servizi che erano già considerati inadeguati rispetto ai fabbisogni sanitari locali. Cresce ruolo e peso relativo della sanità a pagamento per i cittadini, in particolare la componente privata. Infatti, sono 10,2 milioni gli italiani che dichiarano che negli ultimi anni hanno fatto maggiore ricorso al privato. Ed è un dato tanto più rilevante, tenuto conto che sono anni di ridefinizione profonda dei bilanci familiari, con decurtazione delle spese. La crescita del ricorso al privato è ascrivibile ad una ragione fondamentale che prevale su tutto il resto: la lunghezza delle liste di attesa (72,6%). È questa la ragione che più di ogni altra spiega perché i cittadini si rivolgono ad una struttura privata, seguono poi anche ragioni di comodità legate agli orari lunghi o all'apertura nel weekend o alla contrazione della matrice di prestazioni offerte nel servizio sanitario pubblico. Sempre le liste di attesa spiegano il ricorso all'intramoenia da parte di 7 milioni di italiani in un anno. Se la ragione fondamentale è la lunghezza delle liste di attesa e quindi la volontà di accedere più velocemente alle prestazioni, tuttavia colpisce la quota di cittadini che esplicitamente dichiara che e» stato il medico a consigliare il ricorso alla sanita» a pagamento dentro le strutture pubbliche (22,9%). Meno sanità pubblica, più sanità privata. Il dato rilevante, nella ricerca di Censis-Rbm Assicurazione Salute «Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo», è che cresce ulteriormente il numero di italiani che ha dovuto rinunciare o rinviare prestazioni sanitarie in un anno: erano 9 milioni nel 2012 sono diventati oltre 11 milioni nel 2016 (+2 milioni). Meno sanità pubblica, più sanità privata e anche meno sanità e quindi anche meno salute per chi ha difficoltà economiche o comunque non riesce a pagare di tasca propria le prestazioni nel privato o in intramoenia. È l'universo della sanità negata che non accenna a prosciugarsi e anzi tende a dilatarsi, di fronte ad una nuova geografia della sanità fatta anche di alte barriere e nuovi confini nell'accesso al pubblico e obbligo di fatto di comprare prestazioni sanitarie. Ampia è ormai l'area sociale che semplicemente non riesce a finanziarsi le prestazioni di cui avrebbe bisogno. Boom, quindi, della spesa sanitaria privata che nel 2015 sale a 34,5 miliardi di euro con un aumento reale di +3,2% rispetto al 2013, praticamente il doppio della spesa totale per consumi. L'incremento di spesa sanitaria privata è tanto più impressionante se si considera la dinamica deflattiva che, nel caso di alcuni prodotti e servizi sanitari è rilevante. Del resto pensando ai consumi sanitari e non alla spesa il 37,0% degli italiani dichiara che sono aumentati negli ultimi anni, il 56,7% che sono rimasti inalterati e solo il 6,3% che sono diminuiti. Più sanità soprattutto per chi può pagarsela. Si è generalizzata tra gli italiani l'esperienza di ticket sanitari per singola prestazione di poco superiori o uguali alla tariffa intera praticata nelle strutture private (45,4%, +5,6% rispetto al 2013). D'altro canto, non è alta la quota dei cittadini che dichiara di avere percepito la contrazione dei prezzi praticati nelle strutture private. In buona sostanza, i cittadini riscontrano più l'incremento del valore dei ticket che la tendenza alla riduzione delle tariffe nel privato. Il trade-off pubblico-privato è cambiato perché le esigenze di bilancio hanno spostato sulle famiglie una parte significativa del costo delle prestazioni sanitarie erogate dal pubblico. In estrema sintesi, si può che dire che vince l'incubo delle liste di attesa troppo lunghe che sono il perno esplicativo dei comportamenti sanitari degli italiani di questi anni, che obbligano i cittadini ad usare il privato e l'intramoenia come porta di accesso accelerato alla cura. Per avere prestazioni nel pubblico devi aspettare a lungo, e quando hai accesso comunque devi affrontare costi che non sono sempre lontanissimi da quelli con i quali accedi al privato: ecco il nuovo frame in cui si collocano le scelte sanitarie degli italiani. I cittadini hanno molto chiaro che in sanità esiste un problema di sprechi e inappropriatezza: sono infatti 5,4 milioni gli italiani che in un anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia il 51,3% degli italiani è contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni che si rivelano inutili: di questi il 15,1% perché si ridurrebbe la copertura dei cittadini ed il 36,2% perché il medico deve decidere da solo. Il 48,7% è favorevole, di cui il 21,2% solo se la legge indica precisamente quando prescrivere ed il 27,5% perché pensano che i medici fanno troppe prescrizioni e con troppa facilità. Sebbene il famoso decreto appropriatezza sia rimasto una tigre di carta, ha però rimesso volta all'attenzione generale, dai decisori ai cittadini, il ruolo dei medici rispetto ai consumi sanitari. Netta però la contrarietà degli italiani ad una legge che determina le condizioni che rendono una prestazione necessaria e quindi possibile pagarla solo con il ticket e non per intero: il 64,0% è contrario, di questi il 50,7% perché solo il medico può decidere se la prestazione è realmente necessaria, e il 13,3% perché le leggi sono animate solo dalla logica dei tagli. I favorevoli sono invece il 36,0% di cui il 21,9% perché è possibile definire quando una prestazione è realmente necessaria e il 14,1% perché lasciando al singolo medico ci sono troppe differenze. Il tema appropriatezza, quindi, non è indifferente agli italiani e tuttavia temono che sia uno strumento per accelerare i tagli alla sanità, e per trasferire sui cittadini il costo delle prestazioni. Prevale la sfiducia nelle reali finalità dell'operazione appropriatezza e, quindi, è forte la tentazione a ricercare nel medico il vero baluardo dall'economicizzazione della sanità e da tagli di spesa in sanità. Le polizze integrative. Il 23,1% degli italiani intervistati nel corso della propria vita si è visto proporre l'acquisto di una polizza sanitaria integrativa oppure l'adesione a un Fondo sanitario integrativo; di questi ad aderire sono stati l'8,8% laddove il 14,3% ha rifiutato. Il 30,7% ha accettato perché dichiarava di spendere troppo di tasca propria per la sanità e così risparmia, il 25% perché comunque era una tutela estendibile a tutto il nucleo familiare, il 13,6% per poter accedere piu» velocemente alle prestazioni. Le ragioni del rifiuto sono state soprattutto l'alto costo della polizza per il 49,7% e per il 28,7% il non essere convinto della loro utilità, il 21% perché non si fida di assicurazioni private, fondi sanitari integrativi, ecc. Ideologicamente la sanità integrativa è largamente sdoganata tra gli italiani visto che ben il 57,1% è d'accordo che chi può permettersi di acquistare una polizza o lavora in un settore in cui esiste il fondo integrativo contrattuale è giusto e utile che la stipuli o aderisca, perché potranno ricorrere a strutture private disintasando il pubblico e perché così la sanità nel suo insieme avrà più risorse. Quasi il 43% di contrari invece teme sanità a più velocità e il 13,7% teme il vantaggio della doppia copertura per alcuni. Sono 26,5 milioni gli italiani che esprimono una propensione all'acquisto di una polizza sanitaria integrativa o all'adesione ad un fondo sanitario integrativo. Qualora utilizzassero risorse annuali pari alla spesa sanitaria privata procapite potrebbero mettere in moto risorse pari a 15 miliardi di euro l'anno. È chiaro che tramite il meccanismo della mutualità tali risorse potrebbero acquistare quantità più elevate di prestazioni rispetto a quanto fanno oggi sui mercati molecolari privati. Riguardo alla propensione all'innovazione nei rapporti con la sanità integrativa riscontrata tra i cittadini, il 22,6% acquisterebbe una polizza se per le risorse che già spende per la sanità fosse data possibilità di scegliere se versarli al Ssn o destinarli alla sanità integrativa, di contro al 77,4% che invece preferirebbe lasciarli al Ssn. Il 46,9% dei cittadini è d'accordo con l'adozione dell'opting out nel nostro Paese, ovvero la previsione dell'uscita di alcuni gruppi sociali dalla copertura pubblica e l'acquisto di una polizza sostitutiva (e non integrativa come quelle attualmente in uso in Italia). Tra questi il 27,2% ritiene che però debba essere una scelta volontaria del cittadino, mentre il 19,7% pensa che debba essere un obbligo. In termini di trend sta crescendo l'attenzione e la legittimazione della sanità integrativa, vista come efficace meccanismo di mutualizzazione di un rischio che oggi è individualizzato, cioè è in capo alle singole famiglie che di fronte all'insorgere di un bisogno sanitario sono chiamate a metter mano al proprio portafoglio e ad acquistare direttamente ciò di cui hanno bisogno soprattutto se lo vogliono avere tempestivamente. Non è una forzatura rilevare che si stanno creando le condizioni economiche, sociali e di percezione collettiva funzionali ad una nuova fase di sviluppo di ruolo della sanità integrativa. Il tema è sul piatto, e ovviamente è importante l'approccio dei decisori ai vari livelli nel comprendere la funzione specifica che la sanità integrativa può esercitare in un sistema che ambisce a preservare la sua capacità inclusiva e di rassicurazione sociale diffusa. Lorenzin: non si possono fare le nozze coi fichi secchi. A proposito dei dati diffusi dal Censis sugli italiani che rinunciano alle cure a causa delle code nelle liste d'attesa e delle difficoltà economiche, il ministro Beatrice Lorenzin ha dichiarato: «Si tratta di un problema che abbiamo presente, trovare una soluzione per noi rappresenta una priorità e stiamo operando da tempo con il ministero dell'economia e delle finanze, le Regioni ed i professionisti del Servizio sanitario nazionale. La soluzione, come ho avuto modo di ribadire più volte, passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane. Quello che il Censis non rileva è che alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d'avanguardia, altre non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale. L'obiettivo è quello di uniformare l'intero territorio nazionale su standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi prestazioni sanitarie di qualità. Per raggiungere questo obiettivo ho intenzione di proporre l'inserimento nel mio decreto legislativo sulla nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie di una norma che imponga di valutare i manager anche in relazione agli obiettivi di riduzione delle liste d'attesa. Intanto una prima svolta verrà a breve introdotta con i nuovi Livelli essenziali di assistenza, con l'ingresso nel Ssn di nuove prestazioni gratuite attese da quindici anni. Per questo obiettivo ho fatto stanziare in legge di stabilità 800 milioni di euro per anno». Da molte settimane «il provvedimento è all'esame della Ragioneria generale dello Stato, da cui sto attendendo il via libera. Spero ciò avvenga al più presto e che i nuovi Lea, assieme al nuovo Nomenclatore protesico, possano entrare in vigore». «Trovo singolare - prosegue Lorenzin - che secondo l'indagine del Censis il 51% degli italiani si schieri contro le sanzioni ai medici per le prescrizioni inutili, sanzioni che non ci sono, come ho avuto modo di ripetere più volte. È importante eliminare tutti gli sprechi, e i fenomeni di corruzione contro i quali abbiamo lavorato insieme al presidente dell'Anac Cantone: il nostro obiettivo rimane reinvestire in sanità tutto quanto recuperiamo e i provvedimenti assunti daranno grandi risultati. È chiaro che il Sistema sanitario nazionale deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie italiane stanno vivendo, e questa indagine del Censis ci conferma la necessità di difendere l'aumento previsto del Fondo sanitario nazionale per gli anni 2017 e 2018, che intendiamo utilizzare per sbloccare il turn over e stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il Fondo per l'epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure. Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi».
Fonte
toscanaoggi.it

Sunday, 26/06/2016

Cisti ovariche, segnali d'allarme e sintomi per diagnosticarle precocemente
Le cisti ovariche non sono altro che delle piccole sacche piene di liquido che si formano all'interno delle ovaie o sulla loro superficie. Si formano per colpa degli squilibri ormonali che interessano le donne un po' a tutte le età, ed è un problema che colpisce gran parte della popolazione femminile mondiale. Di norma non si tratta di un grave problema di salute, tuttavia è bene intervenire con decisione in modo che le cisti ovariche non possano aumentare sia in dimensioni che di numero. Questo problema viene chiamato sindrome dell'ovaio policistico. Pur non trattandosi di un problema particolarmente serio, ma potrebbe diventarlo, è necessario porre attenzione ad alcuni sintomi, anche se alcuni di questi sono ascrivibili anche ad altre patologie. In tutti i casi, è sempre bene consultare il medico o lo specialista per fugare ogni dubbio, ma anche e soprattutto per poter intervenire nel modo corretto in modo da limitare la loro crescita. Come al solito, anche in questo caso la prevenzione e una diagnosi rapida e corretta possono risolvere rapidamente il problema. I segnali cui fare attenzione sono diversi e tra questi il più significativo è il cambiamento delle abitudini nella minzione. In genere questo segnale è significativo, sia per le donne che per gli uomini, ma tornando al mondo femminile, potrebbe sì trattarsi di una semplice infezione e irritazione alle vie urinarie, ma potrebbe essere anche la conseguenza di un ovaio policistico. Se si ha la necessità di urinare con maggior frequenza, se si ha difficoltà a trattenersi, se si avverte bruciore dopo aver urinato, potrebbe trattarsi di un pavimento pelvico debilitato o affetto da una infezione. Se questo sintomo persiste per più giorni, è indispensabile rivolgersi al proprio medico. Un sanguinamento anomalo, che si presenta in periodi diversi dal ciclo normale, è un sintomo di problemi ormonali, ma potrebbe essere anche dovuto alla presenza di una o più cisti ovariche o anche a problemi ben più seri, per cui se l'anomalia si presenta con una certa frequenza e non è del tutto eccezionale, è necessario sottoporsi con sollecitudine ad una visita ginecologica. Lo stesso se si avverte dolore durante il rapporto sessuale, soprattutto se non si tratta di un fatto isolato ma di una condizione che si ripete con una certa frequenza. Anche in questo caso è bene ricorrere allo specialista. Infiammazione addominale, altro sintomo da non trascurare come invece avviene di solito visto che potrebbe essere dovuto ad una serie di fattori anche del tutto occasionali e poco importanti. Un fastidio del genere può essere anche abbastanza doloroso e, come per i sintomi citati in precedenza, se non si tratta solo di un problema del tutto eccezionale, ma si ripete con una certa frequenza o dura più giorni, è necessario rivolgersi al proprio medico.Lo stesso vale per dolori nella zona lombare. Potrebbe trattarsi certamente di un problema muscolare, ma il più delle volte potrebbe trattarsi di una infezione renale. Dolore pelvico, forse il sintomo che più di altri potrebbe essere legato alla sindrome dell'ovaio policistico. Non vanno poi tralasciati un andamento ponderale Dolori lombarianomalo, caratterizzato da una perdita o da un aumento di peso che non trovano altre giustificazioni. Un segnale del genere non va affatto sottovalutato perché di norma vuol dire che effettivamente c'è qualcosa che non va, qualcosa che potrebbe anche non essere un banale acciacco, per cui è necessario rivolgersi prontamente al proprio medico per ottenere una diagnosi certa e rapida. Infine, un affaticamento inspiegabile e frequente, non imputabile a stress o eccessivo lavoro, potrebbe essere dovuto a squilibri ormonali o anche a qualcosa di ben più serio, per cui è necessario accertarsi delle cause per potervi porre rimedio.
Fonte
tuttasalute.net
CHE COS'E? CONTATTI PRIVACY POLICY EZOOBASE BUSINESS LAVORA CON NOI LISTINO PREZZI
Via Oslo, 5 - 00144 Roma - Tel. 06.5203840 - 06.52206790 - / Fax 06.52206791
P.Iva: 05906221006 - E-Mail:info@ezoobase.it