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Monday, 04/07/2016

Tumori, storia di Giancarlo: "Quindici anni fa mi diedero tre mesi di vita"
Quindici anni fa, in un ospedale abruzzese, gli avevano dato "tre mesi di vita". Giancarlo sarebbe già morto se avesse dato ascolto a quei medici. Invece vive, e bene, dopo aver cercato una "second opinion" e il trattamento adeguato dai professionisti giusti. Era stato colpito da una carcinosi peritoneale, patologia causata dall'estensione di un tumore alla membrana che avvolge i visceri contenuti nella cavità addominale, il peritoneo, appunto. Questo tipo di tumore può nascere dal colon, dall'ovaio, dallo stomaco, dal pancreas e anche da organi extra-addominali come il polmone o la mammella. "La diagnosi della carcinosi peritoneale - spiega Carlo Eugenio Vitelli, direttore del dipartimento di Chirurgia del San Giovanni, una delle due aziende ospedaliere di Roma - è spesso associata, se non curata appropriatamente, a un esito infausto e, purtroppo, rapido. Accade - continua Vitelli che tre lustri fa ha operato Giancarlo - che, una volta fatta la diagnosi, medici non preparati indirizzino subito questo tipo di pazienti alle cure palliative, quando negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche combinate, chirurgiche e chemioterapiche, che permettono, in casi ben selezionati, di raggiungere sopravvivenze vicine alla definizione di guarigione". "Con un intervento chirurgico - spiega Vitelli - si asporta completamente il tumore visibile - è la cosiddetta citoriduzione completa - quindi, nella stessa cavità addominale si pratica un bagno con un farmaco antiblastico, diverso a seconda del tipo di tumore, scaldato a 41 gradi da una macchina che lo fa circolare attraverso tubi opportunamente sistemati dal chirurgo nell'area della lesione. Si tratta - aggiunge Vitelli - di una metodica messa a punto dal chirurgo americano Paul Sugarbaker negli anni Ottanta e che, superati i test del tempo e la fase sperimentale, ha dato risultati eccellenti soprattutto nel trattamento del tumore del colon retto, successi soddisfacenti per il tumore ovarico mentre per quello gastrico e quello pancreatico non si hanno ancora dati certi". Sono più rari, invece, tumori come lo pseudomixoma peritonei, il carcinoma dell'appendice e pochi altri, che vengono curati con il solo intervento chirurgico: "È la peritonectomia con chemioterapia ipertermica intraoperatoria, la 'Ciip', una tecnica seguita anche in numerosi centri italiani di Chirurgia oncologica" spiega Vitelli. "Nel marzo 2001 - ricorda il chirurgo che si è formato allo Sloan Memorial Kettering - Giancarlo, che ormai è diventato mio amico, venne a trovarmi dopo essere stato 'aperto e richiuso' in un ospedale abruzzese dove i medici avevano comunicato alla moglie che a lui, colpito da un tumore al colon con metastasi peritoneali, rimanevano tre mesi di vita". Con sé, Giancarlo aveva portato una Tac e un referto istologico. "Lo visitai e studiai le carte - racconta Vitelli - quindi dissi a Giancarlo che una via per lui forse c'era, rischiosa, molto pesante, ma con qualche chance di salvezza: riaprire, togliere tutta la malattia visibile e, terminata la fase demolitiva, lavare l'addome con una soluzione di chemioterapico, nel suo caso, il Cisplatino scaldato a 41 gradi per 90 minuti". Una volta dimesso, Giancarlo ha dovuto continuare la chemioterapia, questa volta per via endovenosa, per "coprirsi" dai rischi di metastasi a distanza visto che il trattamento Ciip copriva soltanto l'area della lesione lasciando 'scoperto' il resto del corpo dove si sarebbero potute formare metastasi. "Dissi a Giancarlo - ricorda ancora Vitelli - che visto che il tumore era localizzato soprattutto nella zona bassa della cavità addominale era probabile che avrebbe portato per qualche tempo un sacchetto per le feci. Non gli assicurai garanzia alcuna sulla riuscita; spiegai solo che c'erano delle buone possibilità: allora, lui aveva 50 anni e, a parte il tumore, era in ottima salute". Giancarlo ci pensò un po' e poi disse: "Dottò, mi fido di lei". Fu subito ricoverato e indicato come unico caso della giornata: "L'intervento durò sette ore - ricorda ancora Vitelli - , asportammo tutto il colon, una parte di stomaco, tutto il grasso che copriva i visceri addominali, il peritoneo della pelvi, dei diaframmi e delle pareti laterali dell'addome, la milza, un pezzo di pancreas e, alla fine eravamo riusciti ad asportare l'intero tumore visibile, arrivando alla fase della cosiddetta citoriduzione ottimale; quindi avviammo il lavaggio ipertermico a 41° gradi con una soluzione di cisplatino per 90 minuti". Il decorso post-operatorio, tra infezioni addominali e polmonari, fu piuttosto complicato. Giancarlo restò in ospedale per più di un mese ma alla fine tornò a casa. "Lo indirizzai verso un bravo oncologo di Avezzano, che conoscevo, per un ciclo di chemioterapia che si protrasse per nove mesi, quindi, Giancarlo tornò a Roma per chiudere il sacchetto delle feci". "Da allora - conclude Vitelli - sono passati quindici anni, sessanta volte "tre mesi", e Giancarlo è ancora con noi, libero dalla malattia ed è diventato un mio grande provider di malati che dall'Abruzzo vengono al San Giovanni". "La morale? Bisogna informarsi bene, non affidarsi al primo che capita e, di fronte a patologie complesse, puntare sui centri dedicati dove personale specializzato può offrire le cure migliori, le più innovative e, soprattutto, diffidare di chi spara sentenze su quanto resta da vivere perché una seconda opinione può salvarti la vita".
Fonte
repubblica.it

Monday, 25/07/2016

Asti, saccheggiavano l'ospedale per rifornire gli studi privati: in manette 4 medici e un'infermiera
Strumenti chirurgici e medicinali a esclusivo uso ospedaliero utilizzati nei propri studi privati. Quattro medici del reparto di Otorinolaringoiatria dell'ospedale di Asti - tre dipendenti e una guardia medica - e una infermiera sono stati arrestati dai carabinieri del Nas, e ora si trovano ai domiciliari. Peculato, furto aggravato e truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale i reati ipotizzati, a vario titolo, nei loro confronti. La direzione dell'ospedale ha già provveduto a sospenderli. Gli arresti sono l'esito di una indagine, iniziata lo scorso novembre dalla denuncia della caposala del reparto e ribattezzata 'ferri che scottano'. Tra le accuse nei confronti dei sanitari anche l'utilizzo illecito per fini privati di ambulatori e indebita riscossione di denaro. "La misura coercitiva emessa per i cinque - ha spiegato il maggiore Biagio Carillo, comandante del Nas di Alessandria - è stata richiesta dal sostituto procuratore Donatella Masia, e avvallata dal gip, per porre fine alle continue sottrazioni di materiale e farmaci che, altrimenti, sarebbero continuate". "Il danno potrebbe aggirarsi sui 15 mila euro, ma la cifra è ancora in via di quantificazione", ha spiegato il maggiore Carillo. Le continue sottrazioni dall'ospedale del materiale sanitario e dei farmaci sarebbe stata confermata dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza installate dai carabinieri su autorizzazione della Procura di Asti in tre ambulatori ospedalieri e nel corridoio di pertinenza. Altre verifiche, con esito positivo, sarebbero state effettuate negli studi privati dei sanitari coinvolti nell'inchiesta. La posizione di altre tre persone - un medico, un'infermiera e un'addetta alle pulizie - è ora al vaglio degli inquirenti, che proseguono l'indagine per accertare il loro eventuale coinvolgimento. "Poche mele marce, se tolte dal cesto per tempo, non sono in grado di contagiare le altre. E questo lo voglio dire anche e soprattutto ai cittadini perché continuino ad avere fiducia nell'ospedale e nel personale del Cardinal Massaia e di tutto il territorio dell'Asl di Asti", afferma il direttore dell'Asl di Asti, Ida Grosso. "Personalmente - aggiunge - sono indignata e offesa per tutti gli operatori che quotidianamente operano con onestà, trasparenza e risultati importanti per la salute del cittadino. Dopo aver accertato la sparizione di strumentazione e materiale vario - prosegue - l'Asl di Asti ha provveduto a informare l'autorità competente, che ringrazio per la massima e sollecita collaborazione". "Ho appreso questa mattina delle indagini che coinvolgerebbero alcuni medici e infermieri dell' Ospedale Asti - è il commento dell'assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta - Sono indignato e sconcertato nell'apprendere che operatori sanitari possano commettere gravi reati (truffa e peculato) e approfittarsi della sanità pubblica. Appropriarsi di beni dell'ospedale a fini privati vuol dire recare un danno ai pazienti, alle casse della Regione, e a tutti i medici, infermieri ed operatori che nelle nostre strutture sanitarie lavorano non solo in modo corretto e trasparente, ma con dedizione, passione e sacrificio. Attendo naturalmente lo sviluppo delle indagini, ma voglio ringraziare la direttrice dell'Asl di Asti Ida Grossi e i suoi collaboratori che hanno denunciato alle forze dell'ordine gravi ammanchi e hanno consentito di avviare le indagini e il chiarimento. Nella sanità pubblica ci deve essere posto solo per pulizia e trasparenza, non per gli approfittatori che non distinguono tra il pubblico e il privato".
Fonte
torino.repubblica.it

Sunday, 24/07/2016

Cervello salvato grazie ad uno switch: 19enne torna bilingue dopo incidente primo caso al mondo
Una storia davvero molto interessante e soprattutto finita nel migliore dei modi, quella che stiamo per raccontarvi e che ha come protagonista un giovane di 19 anni, Alex di origine romena ma residente ormai da 12 anni in Italia, il quale è riuscito a recuperare quasi totalmente l'uso della parola dopo un terribile incidente stradale. Pare che in seguito al trauma subito la funzionalità del cervello o meglio dell'emisfero sinistro del cervello del giovane Alex, venne compromessa, pregiudicandone in modo piuttosto pesante le capacità linguistiche e motorie. "È il primo caso documentato al mondoin cui l'emisfero destro ha supplito l'emisfero sinistro facendo, in pratica, un 'doppio lavoro", ha dichiarato Andrea Marini, ovvero il docente di neuroscienze cognitive dell'università di Udine, nonchè primo autore dello studio in questione. Per tanti anni infatti Alex venne seguito da vari medici e specialisti che lo hanno sottoposto a diversi programmi riabilitativi sperimentali; nello specifico Alex nel corso degli anni sembra abbia effettuato percorsi riabilitativi condotti da medici italiani delle Università di Udine, Torino, del centro Puzzle e dell'Ospedale Koelliker. "In seguito all'incidente stradale nel giro di 4 mesi l'emisfero sinistro del cervello del ragazzo si è completamente distrutto. Grazie a un intenso programma di riabilitazione sperimentale creato ad hoc e durato dal 2011 al 2016 e nonostante avessimo lavorato solo in lingua italiana, il giovane ha ripreso a parlare sia in italiano che in rumeno. Abbiamo inoltre osservato che utilizzava la stessa zona dell'emisfero destro per entrambe le lingue", hanno dichiarato i medici che lo hanno avuto in cura. I medici sembra abbiano lavorato tantissimo anche sul tono della voce in questi anni, sulla capacità di cogliere il fulcro della storia e di essere pertinenti nella comunicazione attraverso l'uso della voce e della gestualità. "Gli unici casi analoghi riportati in letteratura riguardano pazienti monolingue e comunque si tratta di ricerche piuttosto datate, in cui i soggetti non sono stati seguiti con la stessa capillarità con cui abbiamo seguito Alex", ha aggiunto ancora Andrea Marini."Abbiamo condotto un esperimento di neuroimaging funzionale con cui abbiamo potuto dimostrare che in effetti una porzione specifica dell'emisfero destro del paziente veniva 'reclutata' in un compito di produzione di parole nelle due lingue. Lo studio, dunque, fornisce anche nuove speranze per il recupero delle funzioni linguistiche in seguito a forme gravi di trauma cranico", concluso il ricercatore nonchè autore dello studio. Grazie alla terapia, Alex ha recuperato anche dalla tetraplegia, e ora è in grado di muoversi e camminare aiutandosi con un bastone. Il mese scorso, ha partecipato come attore a uno spettacolo teatrale. E ora ha intenzione di iscriversi a una scuola di canto.Con una nuova riabilitazione creata ad hoc il cervello è in grado di effettuare un vero è proprio 'switch', spostando, in caso di gravi lesioni, le centraline cognitive, della parola e del movimento dall'emisfero sinistro a quello destro. Sottoponendo il cervello di Alex a risonanza magnetica funzionale, un esame che permette di scoprire quali aree del cervello si attivano in concomitanza con particolari attività svolte dal paziente, gli scienziati hanno inoltre osservato che una regione dell'emisfero destro del cervello di Alex viene reclutata per generare parole in entrambe le lingue. "Da questa osservazione", dice Marini, "l'ipotesi che sia avvenuto uno 'switch' cerebrale, dall'emisfero sinistro a quello destro. Non possiamo esserne assolutamente certi, perché non sappiamo come fosse organizzato il cervello di Alex prima dell'incidente, ma in genere è l'emisfero sinistro a controllare la generazione delle parole, eccetto in una piccola percentuale della popolazione. Il fatto che Alex sia destrimane e che il recupero sia avvenuto in modo globale e graduale - il ragazzo al momento è un afasico lieve - sono forti indicazioni dell'avvenuto 'trasferimento'". Grazie alla terapia, Alex ha recuperato anche dalla tetraplegia, e ora è in grado di muoversi e camminare aiutandosi con un bastone. Il mese scorso, ha partecipato come attore a uno spettacolo teatrale. E ora ha intenzione di iscriversi a una scuola di canto.
Fonte
controcopertina.com
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