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Friday, 18/05/2012

In sala operatoria come al cinema
Tre dimensioni per cambiare il mondo. Del cinema, certo, ma anche della sanità. Accade ieri mattina, al policlinico Sant'Orsola-Malpighi, nella chirurgia pediatrica del professor Mario Lima. Chirurghi, anestesisti e infermieri con gli occhialini: solo che non va in scena 'Avatar', il film di James Cameron che a suon di pianeti lontani e voli mozzafiato ha rivoluzionato il modo di guardare, e fare, il grande schermo. Nelle sale operatore di chirurgia mininvasiva si salva una bambina di 9 anni: è il primo intervento di questo tipo mai eseguito in Italia e le tre dimensioni aiutano il chirurgo e la sua équipe a eseguire tutte le procedure in maniera perfetta. Per questo tipo di interventi, così complicati (si deve intervenire sui corpicini dei bimbi, quindi tutto è ridotto in proporzione), il 3D può quindi essere di grande aiuto. «La telecamera ha due linee video, spiega Lima, e questo permette di vedere tutte le parti su cui si interviene a 360 gradi». Medici e infermieri riempiono la sala operatoria: l'immagine esce dallo schermo, in pochi minuti l'intervento viene portato a termine. Un camice bianco stupito: «Ma io avevo visto solo il film su Pina Bausch, questo è meglio», dice. La piccina, sapranno i genitori, è una delle prime persone in Europa a venire operata con la microchirurgia 3D: da qualche giorno aveva forti dolori alla pancia e non si capiva quale fosse il motivo del malessere. Un'ecografia ha mostrato una cisti abbastanza grande che ha portato i sanitari alla scelta di intervenire d'urgenza con una resezione epatica. Una tecnica che prevede in videolaparoscopia l'asportazione di una piccola parte del fegato e che è stata portata a termine perfettamente. Tra l'altro Lima e la sua équipe (fondamentale l'ausilio degli anestesisti guidati dalla professoressa Simonetta Baroncini e la professionalità degli infermieri) hanno potuto fruire di un 'navigatore' tridimensionale, nato dalla collaborazione con i colleghi di Strasburgo, che li ha guidati in tutte le fasi prima dell'intervento, dando quindi la possibilità di provare già nei giorni precedenti all'operazione le eventuali fasi critiche. La telecamera 3D è una rivoluzione per la tecnologia sanitaria: generalmente in commercio c'erano robot che potevano costare anche un milione e mezzo di euro. La telecamera, invece, è uno strumento più flessibile e meno costosa (circa 100mila euro il valore): la commercializza tra l'altro la ditta bolognese Zaccanti spa, che distribuisce in Italia le tecnologie tedesche della Karl Storz. «E' la prima volta che la usiamo in Italia, spiega Salvatore Bocchetti, e può essere una speranza per tutti, in tempi di crisi, di poter diffondere alta tecnologia a prezzi più bassi rispetto al passato». Mario Lima, che è anche il maxi direttore del dipartimento ad attività integrata del Sant'Orsola dedicato alla salute della donna, del bambino e dell'adolescente, non ha dubbi: «Si ha il dovere di continuare a cercare il nuovo, spiega. E' la nostra missione: se ci sono strumenti nuovi che possono aiutare nel lavoro, allora vanno vagliati e provati. E' uno stimolo per la nostra attività». Ogni anno il centro di chirurgia pediatrica diretto da Lima, che ha avuto in cura anche le gemelline siamesi nate ormai un anno fa, esegue più di 1.800 operazione, e il 70% di queste sono ora realizzate con la chirurgia mininvasiva.
Fonte
Ilrestodelcarlino.it

Wednesday, 16/05/2012

«Mi negano la carrozzina». Bloccata in casa da un anno
«Sono bloccata a casa da un anno e posso spostarmi solo con l'aiuto di un ambulanza per quando devo andare in ospedale. Vivo da reclusa. Credo che sia una profonda ingiustizia». Maria Teresa Fontana, 63 anni, invalida al 100%, è affiancata dalla figlia Lara Tarabusi, e dal nipotino di pochi mesi, quando, facendo in qualche modo violenza alla propria indole riservata, decide di rivolgersi alla Gazzetta. Da un anno, per i postumi di un ictus ed essersi ammalata anche di un tumore, è quasi completamente immobilizzata. Ma alla sua disabilità fisica, fa da contraltare la grande voglia di continuare a essere autonoma e indipendente. Vive al quarto piano di una palazzina in via Manzoni, uno stabile di vecchia concezione con un piccolissimo ascensore, e per lei la vita si è fatta quasi impossibile. Ma questo non basta a fermarla, soprattutto ora che la figlia le ha dato la gioia di un nipotino. L'Ausl di Scandiano le ha fornito, nel luglio scorso, una carrozzina che le regala la possibilità di una ritrovata autonomia. Le sue ridotte dimensioni le consentono persino di usare il piccolissimo ascensore, ma non senza l'aiuto di qualcuno. È dunque, purtroppo, una conquista solo parziale. «Questa sedia a rotelle, spiega insieme alla figlia, ha le ruote troppo piccole e non mi consente di godere della stessa autonomia che ho in casa anche fuori. Ho bisogno che qualcuno mi accompagni sempre perché alla minima difficoltà si blocca. Per questo ho inoltrato all'Ausl un'altra richiesta, per una carrozzina da esterno, di quelle con le ruote grandi, in grado di essere guidata su strade e marciapiedi. Non prima di essermi rivolta privatamente a uno specialista, il dottor Marzio Achille, della struttura riabilitativa di Albinea, che mi ha visitato all'ospedale di Montecchio rilasciandomi, poi, il modulo di richiesta previsto e compilato da girare all'Ausl. Ma per ben due volte l'Ausl locale mi ha detto no e tutto a causa di un codice». Oltre al dramma della disabilità al 100% così ora Fontana si sente anche vittima di una profonda ingiustizia, un «caso di malasanità», dice. «Sempre al telefono, spiega, mi hanno spiegato che il codice della carrozzina che ho già prevede si tratti di un presidio sia per interno sia per esterno. Poco importa che, alla prova dei fatti, questa sedia a rotelle non sia in grado di muoversi fuori. Ho chiesto ai funzionari di venire loro a vedere personalmente come stanno le cose. Ma nessuno si è mai fatto vivo. Anzi, l'ultima volta mi hanno risposto sgarbatamente, di andarmela a comprare la sedia a rotelle».
Fonte
Gazzettadireggio.gelocal.it
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Saturday, 19/05/2012

La meditazione migliora il benessere e la salute mentale
Dedicare più tempo a sé stessi, all'esplorazione dei propri desideri, ma anche alla riflessione e, soprattutto, alla meditazione è la strategia davvero vincente per migliorare il proprio livello di benessere e di salute mentale. La meditazione si aggiudica, secondo i risultati di un recente studio australiano, il primo posto tra le attività perfette per garantire una buona dose di benefici al corpo, ma, soprattutto alla mente. Più benessere e più salute mentale: ecco i risultati, decisamente importanti, che può promettere, e mantenere, la meditazione. Già protagonista di ricette per allungare la vita o prevenire malattie cardiache, la meditazione allunga la lista dei suoi benefici. La prova scientifica degli effetti positivi della meditazione sul benessere e sulla salute psico-fisica è emersa nel corso di una sperimentazione, condotta da un team di esperti dell'Università di Sidney e pubblicata sulle pagine della rivista Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine. La meditazione, espressione e protagonista di molte filosofie, discipline e religioni orientali, molto spesso, nel mondo occidentale, viene interpretata nel modo scorretto, circondata, a torto, di un alone di mistero e mistica diffidenza. In realtà, si tratta di una serie di tecniche di riflessione, come indica la derivazione della parola stessa, dall'espressione latina meditatio, di contemplazione, che mirano, in particolare, a raggiungere una maggiore consapevolezza. Per aggiudicare alla meditazione queste azioni benefiche sullo stato di salute mentale, gli scienziati australiani hanno analizzato i dati raccolti e contenuti nel programma federale National Health and Wellbeing Survey, per poi metterli a confronto con quelli relativi a poco più di 350 australiani che si dedicavano alla meditazione da almeno due anni. Gli studiosi hanno preso come punto di riferimento una precisa definizione e caratterizzazione della meditazione, un particolare tipo di meditazione, quello di silenzio mentale di Sahaja Yoga. Allo scopo di analizzare le possibili connessioni e gli eventuali rapporti di causalità, gli esperti hanno esaminato con attenzione le abitudini dei meditatori, l'esperienza e la frequenza della pratica. Le conclusioni sono state chiare quanto interessanti: i soggetti che meditavano da più tempo manifestavano un livello di benessere e salute mentale maggiore del 10 percento rispetto agli altri. La meditazione Sahaja Yoga ha alcuni tratti caratteristici. Non è riflessione fine a se stessa, è l'unione tra lo spirito umano e quello cosmico; più che una pratica, un'azione, è uno stato di consapevolezza senza pensieri o rumori, caratterizzato da assoluta tranquillità e silenzio mentale.
Fonte
Tantasalute.it
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